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Paola de Luca

"G8"

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Dovrei stare zitta, probabilmente. Perché lo conoscevo poco già prima e non lo vedevo da più di vent’anni. Non si parla di uno che muore senza saperne quasi niente. O sì ? almeno un poco ? Farò una mediazione : dirò poco.

Me lo ricordo ragazzetto di quartiere, stessa militanza e storie che più diverse non si può, io l’acculturata a ridere dei suoi strafalcioni, lui probabilmente a sghignazzare dei miei modi affettati. Ma eravamo due precisi in azione. Preparare con cura, cronometrare, via di fuga 1 e 2, occhio alla copertura. E di nuovo a sbottare a ridere l’uno dell’altra in riunione, lui a strapazzare la grammatica io con la mia culturetta presuntuosa.
Poi, via col vento, come tanti altri, spazzati qua o là, continenti e decenni in mezzo.
Seppi che lo avevano preso. A casa sua.
Che un’infame se lo era venduto. Lui negava. Poi ammise.

Intanto passavano gli anni, gli infami erano già usciti tutti e lui stava sempre in galera, o accanto alla galera, inseguito dal ministero della Rimozione nazionale e dalla legge di mercato: chi ci hai da vendere ? nessuno? allora paga.

Stava dentro l’affare Moro, roba che non perdona, ci hanno fatto l’unità d’Italia, sull’affare Moro, il compromesso storico più grosso del secolo, i comunisti al governo, figurarsi se si va a guardare per il sottile, o sei infame quanto noi o ti schiacciamo a vita.
Ma gli altri stanno tutti fuori ! Eh, perché hanno collaborato.
Anche volendo, non ci aveva più da collaborare, si sapeva già tutto…
E il Grande e Giusto Timoniere Automatico lo teneva dentro.

So che aspettava permessi, che lottava quotidianamente per farsi applicare le leggi optional dell’ordinamento democratico, quelle che saltano allegramente ogni volta che il comitato d’affari in carica lo ritiene opportuno e che sono sostituite da quegli ameni dispositivi, terribilmente democratici, che si sono visti in azione a Genova.

Germano Maccari è morto d’infarto a 48 anni. Solo, nel letto della cella, in galera, a Rebibbia, Roma. In un braccio che si chiama G8.

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