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ViaLibre5 à la rencontre d'univers en liberté |
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Magazine |
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Valerio Evangelisti ...et
mourir de plaisir |
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Colonizzare l'immaginario. Sembrava impossibile, eppure basta disporre degli strumenti opportuni. Televisioni, mass-media, una stampa docile, un trend culturale. Finisce che intere generazioni si trovano immerse in un sogno, e lo scambiano per realtà. Ora, quali sono le caratteristiche di un sogno? Che si vive una vicenda priva di antecedenti e di conseguenze nel futuro. Esiste il presente e basta. |
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Il
numero 6 |
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Di
tanto in tanto finge di adattarsi alle regole di vita comune, ma queste
gli sfuggono sempre, e quando crede di averne afferrato un brandello
scopre che si tratta di un'illusione. Partecipa persino alle elezioni,
folle carosello di sfilate demenziali e di programmi insensati. Lo spaesamento
è la sua condizione normale, accentuata da sapienti messinscene
destinate ad alimentare le sue speranze di fuga per spegnerle subito
dopo. |
Chi ha avuto modo di vedere questa serie di telefilm non la dimenticherà mai più. E, non dimenticandola, potrà raffrontarla alla realtà odierna. La somiglianza è impressionante. La schiavitù del numero 6, sotto le apparenze di una libertà quasi totale, nasceva dalla mancanza di un passato, e dall'immersione in un clima onirico fatto di solo presente. Non appartiene alla stessa sfera autoritaria l'emergere di una psichiatria che ricerca (inutilmente, è chiaro) l'origine della malattia mentale esclusivamente nei meccanismi biologici del cervello, rifiutando programmaticamente l'analisi ambientale (e cioè venti lustri di approcci psicoterapeutici)? O di una storiografia che si adagia sulle invarianze e sui tempi lunghissimi, considerando gli episodi conflittuali quasi di semplice disturbo? O di un'economia ristretta alla sola realtà aziendale? O di una criminologia regredita alla fisiognostica lombrosiana? |
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Si
potrebbe continuare. Ma ciò che preme rilevare è che l'esito
di tante rinunce alla riflessione sono più manicomi (con conseguente
rivalutazione dell'elettroshock), più carceri, l'imposizione
del lavoro non creativo, tanto dilatato da riempire ogni spazio di vita,
l'anomia, l'oblio del passato come chiave del presente (e del presente
come chiave del passato) . Fino alla creazione di un villaggio virtuale
dove tutti sono felici ma nessuno è contento, perché nessuno
è libero. Un villaggio in cui la morte intellettuale viene spacciata
per piacere supremo, allo scopo di ottenere il consenso delle vittime
- come è nella tradizione della letteratura e del cinema di vampiri
da Carmilla a Lestat, passando per Dracula. |
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Carmilla
unbound |
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