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Maria Cristina Mastrangeli

Teatro militante? E se vi dicessi che ci credo?

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Perché faccio del Teatro?

Ho scritto Teatro con una "T" maiuscola.

Ebbene si, esagero! Sono tra quelli che ci credono davvero che l'Arte abbia qualcosa da dire nella nostra società e addirittura che impegnandocisi fino in fondo si riesca a fare cambiare qualche cosa.

Altrimenti perché persisterei da più di due decenni in un mestiere che mio padre non contempla tra quelli esistenti? Per non parlare, più recentemente, del mio banchiere durante la negoziazione per ottenere un mutuo!

Altrimenti perché mi ostinerei su una strada che non porta ad un vero riconoscimento popolare? Se questo fosse il mio obiettivo principale, farei meglio a partecipare al prossimo cast di "Loft Story 2" (ndt: blockbuster della TV privata francese: sono giovani, sono belli, sono rinchiusi in un loft etc.; non mi dilungo oltre, di solito gli italiani li vendono all'estero questi "concept TV")

Altrimenti perché m'intestardirei a cercare di diventare ricca con un'attività così poco lucrativa? E non cercate di convincermi del contrario. Vero è che mi ci guadagno da vivere da molto tempo, ma suvvia, consentitemi che avessi investito le stesse energie in una start-up o più modestamente in una pizzeria, di certo il mio banchiere (quello di prima o un altro, fa lo stesso) mi saluterebbe con più deferenza.

Allora è un grido dal profondo dell'anima che lancio qui a tutti quei colleghi che se la tirano "blasé" quando cerco di spiegar loro cosa faccio: "Perché diavolo fate del Teatro se non credete che sia necessario all'Umanità, come l'essere medico, insegnate o guida spirituale (a ciascuno la libertà di scegliere l'esempio che gli calza meglio)?


Non ci si diventa ricchi.

Non ci si diventa famosi.

Si è molto di rado riconosciuti da vivi dai propri pari. (I dispari, loro, non sanno nemmeno che voi esistiate).

Non ditemi -  con un sorrisino intelligente all'angolo del labbro superiore - : "E' perché non so fare null'altro", io so che voi sapete che state mentendo.

E non ditemi: "Perché mi ci diverto più che in ogni altra attività". Anche qui tendo a non credervi. Non sono un San Sebastiano della scena, ma spesso si lavora in condizioni difficili. Mi sento spesso soddisfatta. Divertita? Non saprei. Comunque sia, se sei un ragazzo giovane e commestibile, posso mostrarti altre attività più divertenti.

Perché fate del Teatro se non credete che possa cambiare il mondo in meglio; che seppur non può dare risposte univoche al nostro mondo -che è, per fortuna, multi-tutto- possa almeno formulare le domande giuste, posare gli interrogativi fondamentali per il futuro; che se non può avere una funzione catartica nel nostro mondo frammentato, possa almeno risvegliare le coscienze.

Ma soprattutto non ditemi che vi accontentate di fare del teatro con una "t" minuscola. Perché allora si che siete miei nemici. Ciò che credete fare, in realtà, non esiste. Confondete le piste al pubblico, come un qualsiasi spettacolo televisivo del sabato sera.

Caro lettore, com'era d'uopo dire nei romanzi d'altri tempi, se sei arrivato fin qui, avrai un'idea di ferro su di me. Qualunque cosa io possa dire sul mio percorso di certo non cambierà la tua opinione di una virgola. Ma resto un'ottimista incorreggibile: spero sempre (da brava catto-comunista che resto malgrado tutto) in un'illuminazione in estremis dopo una buona autocritica.

Il mio lavoro di attrice, che ho avuto la fortuna di cominciare giovane e in condizioni estremamente privilegiate, non mi è mai bastato. Ho portato storie su "Hiroshima" e sulle "derive del neoliberalismo" nelle discoteche; ho insegnato teatro nel carcere minorile di Roma; mi sono confrontata con dei testi teatrali contemporanei che volevano aprire una breccia nei nostri cervelli impastati di moda e consumismo nei dorati anni '80.

Poi un giorno sono atterrata a Parigi. E ti assicuro che per chi arrivi da altrove è il paradiso della creazione. Ho dunque fondato la mia struttura, come qui fanno molti altri registi di teatro. L'Octogone esiste da tre anni ed ha base nella periferia di Parigi.

Vi offro, in tutta incoscienza, il suo manifesto:

La ricerca dell'Octogone rivendica e si ricollega ad un teatro che abbia un impatto politico e sociale, cercando al tempo stesso di ridefinirlo nella misura in cui la percezione del teatro e della performance è oggi ben diversa da quella degli anni settanta in cui erano stati ampiamente teorizzati.
 
Il lavoro dell'attore è centrale in questa ricerca ed è basato sulla pedagogia di Lee Strasberg, ancora una volta cercando di ridefinire questa tradizione per il teatro contemporaneo, alla ricerca di un nuovo naturalismo.

Nei suoi spettacoli l'Octogone cerca di rendere visibile il percorso dell'attore e di ricondurlo a delle tematiche che veicolino una presa sulla vita della polis.

Nello spazio pubblico l'esperienza individuale si sostituisce spesso al ragionamento sociale poiché l'intimità rende impossibile la reale comprensione degli eventi contemporanei.

Nello spazio della scena, le zone di non teatralità -dove l'intimità che è esposta si interroga sulla capacità e la pertinenza dell'attore ad accuparlo- aprono delle possibiltà d'improvvisazione, d'irrevocabilità dell'intimo, come allora -nel teatro performativo degli anni '70- si cercava l'irrimediabile in senso letterale.
 
Le azioni parallele dell'Octogone emanano dalla riflessione artistica e la arricchiscono allo stesso tempo.

Da queste scelte fondamentali deriva il desiderio di fare scoprire agli adolescenti un approccio al teatro che vada oltre il suo aspetto ludico pur utilizzandone i mezzi.

Allo stesso tempo, il progetto pedagogico ha bisogno di una sua autonomia rispetto alla creazione dello spettacolo. Per due ragioni principali: affinché lo spettacolo non diventi didattico, e affinché l'allargamento del pubblico sia reale e tangibile.

Ma i principi teatrali sono attesi alla prova della scena. Solo conta, alla fine, ciò che vi accade e come esso è percepito dal nostro principale interlocutore: lo spettatore. Spero perciò di accogliervi alle nostre prossime creazioni.

A presto.

"Peace and love". (Su, un'ultima ammiccata)

Maria Cristina Mastrangeli nasce a Rome. Dapprima danzatrice, comincia il teatro di prosa al Teatro di Roma dal 1986 al 1990. In Italia firma delle performances e delle regie su dei temi d'attualità. Nel 1997 insegna il Metodo Strasberg alla Scuola Nazionale del Cinema di Cuba. Nel 1998 fonda l'Octogone. Vive e lavora a Montreuil, nella periferia di Parigi.

"Il ragazzino della fotografia" di Agata Tuszynska
video e regia Maria Cristina Mastrangeli
musica Sandro Stellin
con Anna Romano e Fabrice Scott

dal 30 aprile 2002 al 5 maggio 2002 al teatro "le Colombier" di Bagnolet (FR)

tel. : (0033)1 43 60 72 81
dal 15 maggio 2002 al 26 maggio 2002 al "Théâtre Berthelot" di Montreuil (FR)
tel. : (0033)1 48 57 54 22
SPETTACOLO DISPONIBILE IN ITALIANO

"III" di Philippe MALONE per l'Octogone a partire dal "Riccardo III"
regia Maria Cristina MASTRANGELI
lettura martedi 28 maggio 2002 20h30 al "Théâtre Berthelot" di Montreuil (FR)
tel. : (0033)1 48 57 54 22

"Ciment cemento zement" di Heiner MÜLLER
regia Anna ROMANO, Benedetta FRIGERIO, Stéphane OERTLI
drammaturgia Valentina KASTLUNGER
musica Sandro STELLIN, video Rida BENH MOUDA, marionette Paulo DUARTE
con Maria Cristina MASTRANGELI Fabrice SCOTT Anna ROMANO Francesco BOTTi
produzione LA FANFARE MINABLE (Italia) FRACTION II (Belgio) OCTOGONE (Francia)

venerdi 31 maggio 19h; sabato 1° giugno 19h, domenica 2 giugno 16h
al "théâtre Berthelot" di Montreuil (FR) (tel. : (0033)1 48 57 54 22)
SPETTACOLO IN ITALIANO FRANCESE E TEDESCO