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Via Libre5 accueille le cri du perdant qui ne veut pas perdre la mémoire |
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Magazine |
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Raffaella
Aprile Sudonna |
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Immaginiamo le donne del passato, vestite di nero, crocifisse dai rosari, con i capelli nascosti da un fazzoletto, tonde, remissive, o sottomesse a regimi patriarcali. Le immaginiamo mute e sorde nelle vicissitudini quotidiane, a crescere figli, piegate, a lavorare nei campi, dure con se stesse come le pietre. E dure come le pietre queste donne hanno resistito al mutare del tempo, come la plasticità del tufo hanno ricalcato le orme delle circostanze, irremovibili come massi hanno conservato la continuità del cerchio primordiale, l'idea circolare della vita, del durevole, nel misterioso procreare, nella staticità dell'esistenza. Rimaniamo chiusi dall'idea che la donna del Sud sia stata relegata, messa in secondo piano, emarginata da meccanismi tribali, e nel continuo dibattere, lo stereotipo continua. Eppure pensando e ripensando, conoscendo da dentro la società contadina, liberandola dal giudizio antiquato e pessimista, possiamo invece, pensare che le donne del Sud abbiano avuto uno strano potere. il potere del silenzio. Vivere non parlando non è mai stato simbolo di sottomissione tutt' altro. Esse camminano, vanno avanti, erette, solitarie e silenziose. Sono loro che tramandano tesori familiari, creando intarsi nella vita quotidiana, rispettose delle saggezze nascoste. Dalla melodiosa fatalità meridionale, da voci struggenti e corali, trapela allora un'intonazione della vita diversa, non a caso musicale, fatta di suoni per noi inconsueti, non più concepiti e percepiti, in cui è ancora facile sentire l'eco dei rumori in lontananza. |
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| Sottosuoni che hanno attraversato il Mediterraneo, in lungo e in largo, creando onde sonanti, scambiandosi, intrecciandosi, accavallandosi, e il più delle volte amalgamandosi a culti primordiali legati ai riti della fertilità. | ![]() |
Da musiche dionisiache fuoriesce il potere dell'armonia femminile, la dignità della donna che emerge dall'abisso del profondo sentire, del vivere la meridionale quiete. La bellezza femminile si intravede nella sensualità dei balli, nell' avvicinarsi dei corpi, nello sfiorarsi degli sguardi. |
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Ritmi ancestrali, ricreano i momenti del rito, della sofferenza intrisa nell'anima umana, il potere della mente che tende ad attraversare la mente, l' annullamento del pensiero, l'assentarsi dalla ragione. Emergono quei sottosuoni inabissati, che pulsano incessantemente, che battono ossessivi, ipnotici, autonomi, come la fierezza degli sguardi mediterranei. Nello specchio della vita reale, si narrano storie quotidiane, amori impossibili, gesta eroiche, lotte continue, i sentimenti comuni e personali diventano momento di sintesi universale, esprimendo gli stati di sofferenza e i sentimenti complessi, narrando la difficoltà esistenziale. Si da voce all' amarezza, al sentimento di abbandono, alla stanchezza dei soprusi, agli amori proibiti. La pizzica, sprigiona cosi l'orgoglio del silenzio femminile, del rispetto profondo che le donne del Sud, hanno avuto nei confronti dell'esistenza, nascoste ma sempre presenti, continuando tacitamente a diffondere la memoria del passato, come una radice che vive e sente i suoni della terra. |
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Disco : Zoé "Sangue Vivo" (L'Autre distribution) |