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à la rencontre d'univers

en liberté

Editoriale del n° 9, di Roberto Silvi
Luglio-Agosto 2002.

DIETRO LO SCHERMO


Milioni di persone nel mondo assistono ogni giorno al magico rituale del cinema, sempre uguale a se stesso eppure ogni volta diverso.

La luce si spegne.. Nella sala si scambiano le ultime parole. Il silenzio pian piano si diffonde. Poi una musica assordante per un attimo ci stordisce. Un fascio di luce trasporta le immagini dalla pellicola su di un candido lenzuolo. Sprofondiamo nella poltrona, eccitati al pensiero delle emozioni che, ancora una volta, ci meraviglieranno.

Lo spettacolo comincia.

E' questa materialità immateriale, questa realtà irreale delle immagini filmiche a spingere tanti illusionisti della fine del XIX secolo, specializzati nella ricerca di ogni mezzo che gli permettesse di trarre in inganno gli spettatori, ad interessarsi alla nuova tecnica cinematografica.

La mostra su Georges Méliès, che si tiene alla Fondation Electra fino al mese di settembre, ci parla appunto del più grande di questi pionieri dei film di finzione e ad essa dedico un'intervista realizzata con uno dei suoi organizzatori, Laurent Mannoni, e qualche altro articolo.

Dai suoi primi inizi ad oggi la produzione di immagini ha raggiunto, tuttavia, livelli elaboratissimi. I nuovi maghi, i registi di cinema, per inventarle ricorrono a tecniche sempre più avanzate.

Ed è interessante aggirarsi tra gli oggetti che sono stati necessari per organizzare i primi trucchi, evoluti così tanto nel tempo per soddisfare le esigenze della creazione e che, a loro volta, hanno tanto contribuito a modificare la produzione di nuove realtà.

Un equilibrio difficile si delinea, poi, tra immagini e parole. Le emozioni da trasmettere vivono e si manifestano ad un livello altro e diverso da quello del piano razionale e una proporzionalità inversa sembra regolare il peso relativo delle immagini e del testo..

Le sceneggiature ben articolate sono un supporto importante e necessario nella costruzione di un film, come uno scheletro di un corpo da costruire. E questo nei film di finzione come in quelli documentari, in cui la testimonianza prende il posto del testo inventato.

In questo numero di Vialibre, vorrei gettare uno sguardo dietro lo schermo per mettere a fuoco una parte, credo la principale, nel grande laboratorio di un film: la complicità esistente tra parola e immagine.

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