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Furore
Non riesco a pensare al problema della sicurezza da un punto di vista
neutro: nessuna cultura, nessuna società mi sembra mai aver veramente
introiettato l'idea di « tranquilla sicurezza » nella vita quotidiana.
Ancora una volta la trappola dialettica gioca il suo ruolo; l'insicurezza
é presente dovunque culturalmente, socialmente, economicamente, é diventato
il cavallo di battaglia (perdente) di Jospin, ma il suo contrario non
é mai stato presente come ipotesi.
Ancora una volta non é detto che esista il binomio tesi e antitesi, non
parliamo poi della sintesi. La società patriarcale e capitalista, in tutti
i suoi aspetti storici, é una società violenta, d'aggressione e oppressione:
oggi abbiamo solamente un linguaggio più articolato per parlarne, infatti
molto « pudicamente » si preferisce parlare del problema della securité,
e non dell'insecurité (una manip in più).
L'esclusione, come l'ineguaglianza sono la base della « democrazia »,
e non generano in alcun caso il suo contrario. E' all'interno di questa
società che vivono gli eclusi, i violenti, i ribelli e la violenza é un
sistema di comunicazione, un linguaggio, il loro, e a una certa epoca
anche quello di generazioni di militanti politici.
Avere capito che la diffusione della violenza sociale é un'affermazione
di esistenza, non risolve in alcun caso il nodo cruciale del che fare.
Ma sgombera il terreno appunto dai falsi problemi sulla modernità, il
comfort, e la sicurezza come obiettivo di progresso: il progresso come
la scienza non sono né neutri né necessariamente « positivi » nella loro
avanzata.
La prova più lampante é l' economia neoliberale, che puo'sottomettere,
alle proprie scelte, scoperte scientifiche come le medecine per l'AIDS,
brevettate e vendute a caro prezzo in paesi dove la popolazione é colpita
dalla malattia e dalla miseria e non ha sicuramente la possibilità di
pagare quelle somme: l'aspetto positivo della scoperta scientifica é annullato
dall'applicazione.
Estendere il senso della parola insicurezza, all'alimentazione, all' irrespirabilità
dell'aria, all'amianto nelle scuole, alla pulizia delle strade etc. mi
pare corretto se si accompagna con una analisi puntuale della situazione
e con la domanda: perché e quali sono oggi le alternative?
All'incirca una quindicina di anni fa i socialisti sono passati da un
discorso di « politica sulla città », che cercava attraverso un'analisi
(molto limitata e mediocre) di trovare le radici e le soluzioni al problema
dell'insicurezza, al discorso sulla « securité », in realtà sulla repressione,
su « police partout ».
L'Europa, e l'11 settembre venendo, il tema della « sicurezza » si é internazionalizzato,
e gli effetti sono visibili nelle varie leggi di « sicurezza » varate
negli ultimi mesi: LSQ ne é l'esempio in Francia. Grazie ad essa, passare
una decina volte in frode il barrage della metropolitana equivale a un
reato, punibile dalla giustizia: il salto « di qualità ».
Mi vien da dire: sempre più l'insicurezza é sussunta come sistema di dominio
e di sfruttamento, allora... non fatemi ridere, se seminando odio, raccogliete
furore....
Rossella
Moneta
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