“Non c’era
da essere chiaroveggenti per indovinare che ormai era finita.
Il potere aveva giocato la carta dello scontro armato e l’armata
Brancaleone era caduta nel tranello. Della decennale ricchezza
culturale e politica di un movimento sociale, sicuramente il
più ampio e irriducibile prodotto dal mondo occidentale dal
dopoguerra in poi, alla fine degli anni settanta rimanevano
appena qualche sacca di resistenza civile e degli sparuti fuochi
di guerriglia. Lo Stato, che aveva vigliaccamente fatto ricorso
alle bombe stragiste per contenere le masse in rivolta, infine
vittorioso, si sentiva più che mai legittimato ad agitare lo
spauracchio del terrorismo rosso contro la democrazia. Una volta
rotto il vincolo di solidarietà che li legava al mondo operaio
e intellettuale, le organizzazioni armate e i Comitati autonomi
si dispersero nella sterilità di mille rivoli divergenti.
In quanto
a me, non avevo più niente da dire, né voglia di fare. Un giorno
mi sedetti sulla soglia del limbo e provai a guardare lontano”